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Monumenti |
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Brignano
Frascata |
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La
storia di Brignano Frascata, abitata già
dall’età Neolitica, senza soluzione
di continuità, fino alla romanizzazione
s’identifica con la nascita del feudo
e del castello arroccato su di uno sperone roccioso
aggettante sulla valle; è citato nel
1176 sotto il dominio del vescovo-conte di Tortona.
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Gli
omonimi castellani, vassalli dei marchesi Malaspina,
dopo alterne vicende, cedettero il feudo nel
1375 a Spinetta Spinola, il quale ricostruì
il castello inglobando il nucleo originario.
Vi furono poi numerosi passaggi di proprierà
fino all’inizio del Novecento, quando
venne acquistato dal conte Bruzzo, che lo fece
restaurare nelle forme attuali, a pianta quadrilatera
con la torre merlata anch’essa a pianta
quadrata. Nel borgo, vicino al castello, l’Oratorio
di San Giacomo sorto nel secolo XVI, come cappella
gentilizia. |
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La
parrocchiale, dedicata a San Desiderio, del
secolo XVII, conserva all’interno affreschi
di scuola lombarda-piemontese; a Frascata, l’Oratorio
di San Rocco del sec.XVIII. |
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Fabbrica
Curone |
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L’abitato
di Fabbrica in relazione diretta con l’antico
sistema viario ed in posizione strategica, fu
frequentato fin dall’antichità,
come attestano ritrovamenti di epoca romana. |
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In
epoca ottoniana (sec.X) la storia di Fabbrica,
s’ intreccia con il nascente potere temporale
dei Vescovi-Conti di Tortona, che dominarono
su tutta la Valle, il feudo faceva parte dei
Feudi Imperiali, viene nominato per la prima
volta nel 1157 nella bolla di Adriano IV come
parte dei possedimenti del loro dominio territoriale.
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A
testimonianza restano importanti vestigia storiche,
quali, la pieve sorta nel secolo XII, inglobando
un edificio più antico e i ruderi del
castello sorto sulla collina dell’omonima
frazione nel secolo XIII. |
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Il
territorio venne infeudato nel secolo XIII dal
vescovo-conte di Tortona ai Malaspina, in seguito
passò ai Fieschi e dopo il 1547 ai Doria
che lo tennero fino alla cessazione dei diritti
feudali. La pieve conserva importanti reperti
proto-romanici quali: la lunetta con elementi
zoomorfi e capitelli riferibili ai secoli X-XI.
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La
pieve, chiesa matrice dell’alta valle
risulta officciata dalle origini ai giorni nostri. |
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Garbagna |
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Borgo
di antica origine, probabilmente in epoca romana,
già sottoposta nel 1157 alla giurisdizione
temporale dei vescovi-conti di Tortona, come
risulta dal breve di Adriano IV. |
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Dominata
dall’alto dai ruderi del castello con
torre quadrata (sec.XIV), fu residenza estiva
e rifugio in caso di disordini dei Vescovi fino
alla seconda metà del secolo XIV. |
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Nel
1378, alla morte di Galeazzo Visconti II, il
feudo, venne ceduto ad altri proprietari, tra
i quali i Fieschi, che lo tennero fino alla
celebre congiura, nel 1547 venne dato ai Doria,
cui rimase fiino all’abolizione dei diritti
feudali per opera del governo francese. |
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L’architettura
del centro storico, con alcuni importanti palazzi,
tipicamente genovesi, ricorda la loro presenza.
Affaccia su piazza Doria, l’Oratorio di
san Rocco del secolo XVII, con il prospetto
affrescato.. |
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La parrocchiale di san Giovanni Battista, sorta
nel secolo XVIII, sul sito dell’antica
pieve, conserva un Crocifisso processionale
e una Vergine lignea, attribuiti ad A.M.Maragliano.
Nel territorio, la chiesa della Madonna del
Lago, sec.XIV |
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Gremiasco |
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Le
origini di Gremiasco risalgono alla preistoria,
dal Neolitico alla romanizzazione, come sono
emerse durante gli scavi archeologici nel Castelliere
del Guardamonte, sul monte Vallassa, scoperto
casualmente nel 1952, e oggetto di studi da
parte del prof. Lo Porto; le recenti campagne
di scavo hanno messo in luce,importanti reperti
di quelle antiche popolazioni.In epoca storica
il feudo di Gremiasco, sotto il dominio temporale
del vesco-conte di Tortona, viene nominato nel
breve di Adriano IV del 1157. Infeudato dal
Comune di Tortona nel 1207 a Corrado Malaspina,
dopo vari passaggi di proprietà, venne
in possesso dei Fieschi, e dopo il 1547 ai Doria,
i quali tennero il feudo fino all’esaurimento
dei diritti feudali. |
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Importanti
resti testimoniano la sua storia, quali: l’abside
romanica dell’antica pieve risalente ai
secoli X-XI; la base e parte dell’alzato
della torre riferibile al secolo XII e la torre
quadrata del castello datata al secolo XIII.
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La
parrocchiale sorta, sul sito dell’antica
pieve, edificata nel secolo XVIII, conserva
al suo interno una tela del sec.XVI e sculture
in legno del secolo XVIII. |
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Momperone
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Il
territorio di Momperone, venne abitato fin dalla
preistoria, dall’età del bronzo
alla romanizzazione, come lo dimostrano i reperti
archeologici ritrovati.
Il feudo, nei documenti viene citato per la
prima volta nel 1220 come Feudo Imperiale
in possesso del vescovo-conte di Tortona e del
Comune; infeudato ai Malaspina, passò
a Tedisio Frascaroli e nel 1466 venne ceduto
ad Antonio Guidobono; nel 1702 tornò
ai Malaspina di Volpedo fino alla cessazione
dei diritti feudali. |
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Il
castello, i cui resti vennero demoliti e sono
ora inglobati in edifici rustici, sorgeva sopra
una vicina altura; rimane in basso il palazzo
signorile, edificato nel secolo XVIII. |
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Poco
lontano dal paese, era ubicata la pieve a tre
navate, una delle più antiche della valle,
dedicata a San Vittore, costruita nel secolo
IX, oggi scomparsa, i cui resti sono interrati
nel sito detto “Cascina Vecchia”.
La parrocchiale del secolo XVII è omonima
della pieve e sorge sull’antico oratorio
di san Pietro. |
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Monleale
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Monleale,
sorto sul colle in posizione dominante, a ricalcare
il sito preistorico di un castelliere ligure-celtico,
venne istituito feudo sotto l’episcopato
Tortonese, come si legge in un documento, del
1172; nel 1408, il feudo passò agli Opizzoni
che lo cedettero ad Antonio Guidobono Cavalchini,
il quale in seguito lo vendette ai signori Calcamuggi
che lo tennero fino all’estinzione dei
feudi nel 1799. |
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A
testimoniare l’antica storia, restano
i ruderi del castello, munito un tempo di tre
torri. Il territorio faceva parte dell’antica
pieve di Volpedo; l’attuale chiesa parrocchiale
edificata nel secolo XVI, ebbe il titolo di
prevostura nel 1789. Poco lontano nel suo territorio,
sorge l’Oratorio di San Rocco, in forme
architettoniche riferibili al secolo XVIII. |
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San
Sebastiano Curone |
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In
uno scenario, caratterizzato da siti fortificati
o castelli, della Val Curone, fin dall’altomedievo,
San Sebastiano era importante come punto di
sosta per le carovane di merci che giungevano
sia da Piacenza,sia da Genova; l’abitato
compreso fra i due torrenti Curone e Museglia. |
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La
prima notizia certa della sua esistenza risale
al 1349 quando era sotto la signoria del vescovo-conte
Giacomo Visconti di Tortona; in seguito, passò
ai Frascaroli, ai Fieschi e dopo la congiura
del 1547 ai Doria, fino alla cessazione dei
diritti feudali. |
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I
Doria, nel secolo XVI, fortificarono il feudo
sul modello della pianta quadrata, dotandolo
di un Palazzo-Fortezza (detto Casa del Principe)
e istituirono formalmente il mercato già
esistente. |
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All’interno,
del borgo, la parrocchiale dedicata a San Sebastiano,con
prospetto del secoloXVIII, conserva all’interno
una pala lignea scolpita ad altorievo databile
al sec. XVI; l’Oratorio della Madonna
Assunta, edificato nel secolo XVII (1631); la
chiesetta della Madonna delle Grazie, del secolo
XVIII; l’Oratorio della SS.Trinità,
edificato nel secolo XVIII (1687)con una scultura
in legno della Madonna Addolorata del secolo
XVIII della scuola di A.M.Maragliano. Piazza
Roma, con palazzi in stile Liberty opera dell’architetto
Lorenzo Bourges.
Il pittore neoclassico Felice Giani (1758-1823)
è nativo del paese. |
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Castello
di Roccaforte |
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Da
segnalare i ruderi del castello Malaspina-Spinola,
eretto in epoca altomedievale con scopi difensivi
contro le incursioni saracene e rimaneggiato
quando passò alle due diverse casate. |
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Ruderi
di un fortino sulla rocca che sovrasta l'abitato
di Roccaforte L., pare sia di origine antecedente
all'anno mille. Si ipotizza che il castello
facesse parte di una linea fortificata creata
in epoca tardo romana come baluardo contro le
invasioni barbariche; questa linea fortificata
avrebbe difeso la liguria per molti decenni
(anno 600 circa) Nel sec.XI venne ricostruito
dai Malaspina , feudatari di Roccaforte. e dopo
vari passaggi pervenne agli Spinola di Roccaforte
che lo mantennero fino al 1797 quando Napoleone
decretò la soppressione dei feudi imperiali.
L'accesso al forte era permesso solo ai sacerdoti
ed ai giudici per interrogare i prigionieri
e la consegna dei viveri avveniva per mezzo
di una lunga corda Restano ora soltanto parti
dei muri perimetrali; merita in ogni caso la
visita lo stupendo panorama che è possibile
godere dall'altura. |
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Palazzo
Spinola |
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L'edificio
fu fatto costruire nella seconda metà
del Seicento da Stefano Spinola. Il palazzo
è composto, sia al piano terreno sia
al piano nobile, da un'ampio vano centrale ai
cui lati sono disposti i vani minori. Esso è
articolato in un basamento, un piano nobile
ed un colonnato. Il volume generale lo rende
molto simile ad un palazzo Spinola esistente
a Genova. Sede del municipio di Rocchetta Ligure. |
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L’edificio
fu voluto nel ‘600 da NapoleoneIV Spinola,
signore del Feudo di roccaforte. Il Palazzo
ha una pianta rettangolare che si sviluppa attorno
ad un atrio dalle grandi dimensioni, delimitato
da quattro pilastri centrali che sorreggono
volte a crociera.
Particolare il salone al piano nobile con una
volta alta nove metri. Per molto tempo e più
precisamente dal momento dell’arrivo delle
truppe napoleoniche e fino al 1883, l’edificio
rimase disabitato e completamente in abbandono.
Attualmente ospita al piano terra gli Uffici
Comunali, al piano nobile nelle sale a destra
Il Museo della Resistenza e della vita sociale
in Val Borbera e nelle sale a sinistra il Museo
delle Arti Sacre. Nel piano mezzano vengono
ospitate mostre fotografiche e di pittura. Nei
locali del sottotetto vi è la sede europe
del Living Theatre. |
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Pieve
di San Giorgio |
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La
chiesa seicentesca di San Giorgio custodisce
un pregevole dipinto di Napoleone Spinola e
tele di Giovanni Andrea de Ferrari. Edificio
con cupola e navate laterali, con ampio sagrato,
fatto costruire nel XVI -XVII sec. nel luogo
dove sorgeva l'antica pieve dedicata a S. Giorgio.
L'altare maggiore in marmo con sculture proviene
da una chiesa demolita a Genova nel 1887, per
costruire l'attuale via XX settembre. Le navate
laterali ospitano 6 altari adornati di pregevoli
stucchi, e cinque tele recentemente sottoposte
a restauro, la più pregevole delle quali
è la Vergine del Rosario con S. Domenico
e S. Caterina da Siena, opera di Giovanni Andrea
de Ferrari Le altre tele sono attribuite alla
scuola di Valerio Castello e a Maragliano. Degni
di nota il coro in legno di noce intagliato,
che si trova nell'abside, e l'organo a 600 canne
posizionato sopra la bussola di ingresso, pure
essa in legno lavorato. |
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Borgo
Adorno |
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Il
castello è oggi visibile nelle forme
signorili in cui fu rimodellato dopo una frana
nel XVII secolo. |
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L’imponente
maniero, costruito intorno al 1100, presenta
ancora oggi, nonostante i ripetuti rimaneggiamenti
subiti attraverso i secoli, ben visibili le
tracce del primitivo impianto. La sua mole così
imponente e severa tipica degli avamposti difensivi
di epoca medioevale è completata da un
minaccioso torrione cilindrico incastonato sullo
spigolo orientale della costruzione, il suo
coronamento ornato con beccatelli che apparentemente
ne ingentiliscono l’aspetto aveva comunque
una funzione meramente difensiva e quello che
oggi ci appare come un ricamo che addolcisce
le linee della facciata era in realtà
il supporto per il camino di ronda. I molteplici
interventi sulla struttura originale, fortunatamente
non ne hanno intaccato troppo la leggibilità
così il seicentesco portale sembra addossarsi
timidamente al torrione sfiorendone appena la
tessitura muraria in pietra, mentre unici elementi
veramente stridenti con l’intero complesso
sono le enormi finestre che come tante ferite
lacerano la compattezza di questo involucro
di pietra snaturandone le caratteristiche salienti. |
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Castello
di Sorli |
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ll
maniero di Sorli risaleal XII secolo; fu proprietà
dei Visconti di Milano e, poi, della famiglia
Lunati. Ne rimangono oggi poche tracce tra cui
una torre d'avvistamento e il muro di cinta. |
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Costruito
nel secolo XII; nel corso dei secoli XIII e
XIV fu dal Vescovo infeudato, con le terre circostanti
ad alcune famiglie locali. Passò poi
a Giangaleazzo Visconti di Milano e da questi
a Bernardo Lunati. Ai Lunati il castello ed
il feudo restarono sino al 1753 allorché
furono inglobati nel regno di Sardegna. I ruderi
del maniero, che si innalzano su di un colle,
comprendono un circuito murario che si snoda
su un perimetro complessivo di circa 500 metri.
Esiste anche, fuori dalle mura, una piccola
torre di avvistamento. |
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